Comunità spirituale delle Orisha - energie della natura

“La vita è un teatro – decidete se nella scena della vostra vita sarete l’attore principale, uno statista oppure semplicemente uno spettatore”

Siamo la Comunità spirituale delle Orisha – energie della natura. In Slovenia siamo presenti già da molti anni. Siamo consapevoli che è arrivato quel ciclo del tempo quando è necessario che il sapere sulla vita umana diventi parte dell’educazione di base dei giovani e degli anziani, in quanto non è mai troppo tardi per la saggezza e mai troppo presto per la felicità. Dovevamo andare a prendere questa saggezza nel cuore dell’Africa, poiché da noi è andata quasi completamente perduta. Quello che si venera è una cosa universale, perché si tratta di divinità della natura – chiamate Orisha, energie che si manifestano in natura e fanno parte del carattere umano.

ORI' – l'altare interno, lo spazio dove si crea il nostro destino, è il principio che decide la vita dell'uomo

L'Orì è la base della nostra personalità, decide della nostra fortuna o sfortuna; pertanto, il nostro Orì (spazio nella nostra testa) è qualcosa di estrema importanza e che nella vita va venerato in un modo divino. L'Orì è simbolicamente rappresentato dalla nostra testa, che è anche il riferimento della nostra personalità fisica. Nel mondo fisico è l'Ori colui che è responsabile di tutte le personalità che esprimiamo all'esterno. E' responsabile del nostro carattere sia quello buono che quello cattivo. E' responsabile della nostra impazienza, autostima, responsabilità o mancanza di questa. Il nostro Orì è il principale riferimento per la nostra identità spirituale e sociale, pertanto è molto importante prendersi cura di lui.

Crediamo nel destino?

Il destino (o il predestino) ha due livelli. Il primo è quello che ci è stato destinato. Il secondo invece è quello che realizziamo nella vita. Il nostro impegno, la nostra attività, tutto quello che facciamo nella vita è quello che rende il nostro destino qualcosa di concreto, quello che lo realizza. Se desideriamo che il nostro destino sia attivo e che ci accadda quello che è previsto, dobbiamo essere attivi. Spesso purtroppo succede di incontrare delle persone di 40 o 50 anni che non hanno una direzione giusta nella propria vita. Ci sono anche persone che hanno avuto molte occasioni nella vita, e che non ne hanno sfruttata nemmeno una. Alcune persone vorrebbero essere felici nella vita, vorebbero godere la propria vita, ma non ci riescono. Il nostro Orì va venerato e curato proprio per avere nella vita un equilibrio spirituale. Per scoprire le giuste direzioni, le giuste strade per noi.

L'Orì viene trattato come una divinità.

L'Orì è come un dio individuale. Ognuno di noi ha il suo proprio Orì che sia forte oppure no. L'Orì si avvicina a noi in due modi: si può scegliere da soli il proprio destino, oppure qualcosa può esserci destinato. L'Orì e il destino umano sono strettamente collegati al tempo. Il destino è una realtà. Quello che c'è nel nostro destino è quello che dovremmo vivere o quello che vivremo nella propria vita. Non c'è nessuna necessità di essere disperati o impazienti nella vita, ma è molto importante curare, venerare e parlare con il nostro Orì, per essere al momento giusto nel posto giusto ossia laddove il nostro destino potrà svilupparsi nel modo più positivo. Questo è il modo di come avere il controllo della propria vita, di non essere troppo impulsivi, di poter controllare la propria impazienza. Se avremo maggior controllo delle nostre manifestazioni, avremo anche maggior controllo su quello che ci succede nella vita. Per quelli che rispettano, che curano, che stimano il proprio Orì, non esiste la mancanza di equilibrio, si tratta di persone in armonia. La cura del nostro Orì significa contemporaneamente anche una cura costante della propra energia spirituale e maggior armonia nella vita. Questi sono alcuni aspetti del nostro Orì e valgono per ogni singola persona. Questi aspetti sono quelli che non dipendono da noi. Quello che dipende da noi, se vogliamo collaborare in modo attivo nella formazione del nostro destino, è la necesità di modificare alcune cose nella vita: il modo di pensare, il modo in cui interpretiamo la vita.

Avere un buon destino dipende di fatto da noi stessi. Anche il fatto di soffrire il meno possibile nella propria vita dipende prima di tutto da noi stessi. Gli esseri umani non siamo resistenti alla sofferenza. Abbiamo il nostro buon senso con il quale possiamo reagire alla sofferenza che ci capita - sofferenza che abbiamo causato nella vita e che cerchiamo di regolare proprio con l'aiuto del nostro buon senso.

Tutti siamo nati per essere capaci di attuare dei cambiamenti che aiutano a diminuire la nostra sofferenza. Proprio per far funzionare tutto così bene, dobbiamo essere in contatto con la nostra mente interna. Conosciamo molte persone alle quali va tutto storto. Sono senza progetti e non hanno scopi precisi. A loro le cose accaddono. Come se avessero la propria vita collegata ad un pilota automatico. Nulla è condizionato dal loro operare. Sono persone che non riflettono e che non percepiscono la propria vita. Sono coloro dei quali la vita viene indirizzata solamente dalle conseguenze. Quelli che invece vogliamo dominare gli eventi e le strade della nostra vita, siamo qui per conoscere il nostro Orì e per lavorare con lui quotidianamente. L'Orì è colui che ci aiuta a diventare il direttore del nostro destino. L'Orì ci da quella saggezza e intelligenza necessari per risolvere le cose e per reagire agli eventi della nostra vita in modo adeguato.

 

LA VENERAZIONE DELL’ORI’

Il mio Orì è come il mio amante. E’ la mia divinità. Al mattino lo abbraccio, lo accarezzo pregandolo di avere delle cose buone nella vita. Glielo chiedo ad alta voce, con amorevole decisione e lo ripeto costantemente. Col tempo scopriremo quanto possiamo essere responsabili nella propria vita. Questo è il primo e il più semplice modo di venerazione del nostro Orì. L’altro, più difficile, è invece quello di domandarsi di come possiamo essere più tolleranti, più pazienti, come ottenere la tranquillità interiore, come sentirsi realizzati nella vita. Nel mondo spirituale ci si impegna ad insegnare alla gente di come concentrarsi sulla propria vita. Stiamo insegnando alle persone come portare più valori nella propria vita. Questo secondo modo – quello più difficile – di venerazione dell’Orì richiede di conoscere la propria direzione nella vita, il proprio orientamento, i propri desideri; di avere sotto controllo la propria impulsività in quanto siamo per se stessi la meta più importante della vita, il bersaglio più importante. Se ci concentreremo su se stessi allora avremo una vita più tranquilla, ma non solo noi, di conseguenza anche i nostri vicini. Questo è il modo più interessante di venerazione del nostro dio personale, è una sfida per ogni singola persona quella di capire quanto siamo disposti a cambiare per il nostro bene. Dobbiamo prenderci cura sia della nostra fortuna, come anche delle nostre frustrazioni.

Un ulteriore modo di venerazione dell’Orì è sottoporsi ad un rituale chiamato BORI’. Si tratta di una cosa più complessa. Comprende certe procedure che devono essere eseguite da persone abilitate. E’ un rituale con il quale viene nutrito il nostro dio personale e viene venerato perché possa essere gentile con noi. Perché possa essere il nostro Orì, il nostro dio personale, presente e attento nella nostra vita e per essere sempre a nostra disposizione. L’Orì è talmente importante ed è qualcosa che ognuno di noi possiede, tanto che nella filosofia delle Orisha l’Orì è la prima divinità, la prima energia, che deve essere venerata. Il nostro Orì individuale è quello che crea le condizioni affinché le altre divinità possano esistere nella nostra vita indifferentemente dalla religione alla quale si appartiene. Io possiedo il mio Orì e l’Orì è la mia divinità personale. Tutti gli altri dei, di qualsiasi religione, tutti dipendono dal modo in cui il mio Orì accoglie le loro comunicazioni. Ogni singola persona è la base degli dei.

A volte abbiamo la sensazione di esserci fermati nella vita, di non saper come procedere. Ci sentiamo depressi oppure siamo così stressati di non sapere dove andare. Se in momenti come questi siamo in grado di venerare il proprio Orì, se sappiamo come fare, allora possiamo tirarci fuori da queste situazioni.

Una piccola critica per le donne: per es. si va dal parrucchiere e dopo si sta così attenti alla pettinatura che non ci si bagna i cappelli per una settimana intera. Per il nostro Orì questo equivale a un corpo che non riceve acqua per una settimana. Dobbiamo prenderci cura del nostri Orì esterno (la nostra capigliatura) perché è così che entriamo in contatto con ciò che si trova al suo interno. Per coloro che ancora non conoscono la filosofia Yoruba delle Orisha è importante sottolineare che sottoporsi al rituale Borì allo scopo di rinfrescare il proprio Orì non è una promessa religiosa, ma è solamente un’esperienza spirituale. Veneriamo il nostro Orì per ottenere un equilibrio spirituale – secondo la nostra scelta. L’Orì è la nostra benedizione spirituale che ci aiuta a scoprire i nostri obiettivi nella vita.

Un buon Orì è quello che ci assiste, quello che nel momento in cui dobbiamo fare delle scelte ci fa fare la scelta giusta. Un buon Orì ci rende la vita più interessante, ci protegge da una vita senza successo. Tutti abbiamo un Orì e non crediamo in un destino povero e miserabile. Però crediamo nella mancanza della capacità di migliorare la vita. E’ questione di allenamento. In pratica, bisogna effettivamente allenare la propria percezione, i propri pensieri, la propria comprensione, la propria visione della vita. Dobbiamo allenarci a comprendere le cose buone e a indirizzare la nostra attività in modo di ottenere le cose buone nella vita. Dobbiamo renderci felici in modo attivo.