Comunità spirituale delle Orisha - energie della natura

“La vita è un teatro – decidete se nella scena della vostra vita sarete l’attore principale, uno statista oppure semplicemente uno spettatore”

Siamo la Comunità spirituale delle Orisha – energie della natura. In Slovenia siamo presenti già da molti anni. Siamo consapevoli che è arrivato quel ciclo del tempo quando è necessario che il sapere sulla vita umana diventi parte dell’educazione di base dei giovani e degli anziani, in quanto non è mai troppo tardi per la saggezza e mai troppo presto per la felicità. Dovevamo andare a prendere questa saggezza nel cuore dell’Africa, poiché da noi è andata quasi completamente perduta. Quello che si venera è una cosa universale, perché si tratta di divinità della natura – chiamate Orisha, energie che si manifestano in natura e fanno parte del carattere umano.

COMMUNITY CALENDAR activities of 'SPIRITUAL THE ORISHA' - ENERGIE NATURE in Slovenia

www.orisa.si

 

YEAR 2017

  

September

September 23, at Bizeljska vas, at 10.00: Festival of the sea Orisha and prosperity

 

October

October 14, to Bizeljska vas (Brežice), 11.00: Festival of the Orisha that harmonize the desires of our soul with the mind, reason and action

 

November

November 1, at Groblje (Domžale, Ljubljana), 18.00: Egungun of Orisha festival of the ancestors

 

November 23, at Groblje (Domžale, Ljubljana), 15.00: the Orisha of life Festival

 

December

December 16, Velenje, 14: Festival of cycles - to end the old and begin the new

 

 

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SARA – generosità spirituale, generosità come mezzo di comunicazione con le divinità, per raggiungere i nostri obiettivi

 

 

In questa vita tutto si basa sullo scambio. Indipendentemente da che cosa desideriamo per se stessi nella vita e quali siano i nostri interessi, dobbiamo comunque dare o accettare qualcosa in cambio. Niente ci è dato gratuitamente. Nessuno ci offre qualcosa senza che dietro questa sua offerta non si celi un suo interesse. Se si afferma di aver fatto qualcosa senza alcun interesse, si sta sicuramente mentendo. Almeno il nostro ego avrà certamente avuto una soddisfazione personale da quello che abbiamo fatto “gratuitamente”. La nostra soddisfazione personale dunque può essere l’interesse e il pagamento per ciò che abbiamo fatto.

Tutto in questa vita si basa su due equilibri. Quello che si desidera e quello che si è disposti a dare per ottenerlo.

Anche il rituale Sara opera in questo senso.

 

Il rituale Sara è uno dei rituali di base, è qualcosa di estremamente semplice, poco costoso, che tutti possono fare e che è vicino alla realtà di tutti noi. Il suo scopo è quello di trovare un appoggio per la soluzione dei nostri problemi.

 

 

Noi crediamo nell’esistenza di diverse energie che sono in continuo contatto con l’essere umano. Queste energie, che potremmo chiamare spiriti, conoscono i nostri problemi e la loro soluzione. Queste energie sono il mezzo di comunicazione tra l’aspetto fisico e quello spirituale della vita dell’uomo. Crediamo in una vita, che si trova al di sopra di questa. E che dal mondo spirituale riceviamo molti influssi di diversa natura.

Talvolta ci si sveglia di cattivo umore, maldisposti, esauriti dal troppo o dal poco dormire, più stanchi di quando ci si è coricati. Ma come può succedere se siamo andati a riposare? Non dovremmo svegliarci più freschi e pieni di energia? Questo accade perché siamo in continuo contatto con il mondo sovrannaturale. E il Sara è l’energia creata da noi stessi per stabilire una comunicazione con questo mondo.

 

Con questo rituale viene inviato il messaggio dei nostri problemi, dei nostri desideri, delle nostre richieste ecc. ai nostri amici e parenti che sono già nel mondo spirituale.   

A tutte queste energie invisibili, a queste forze invisibili, si offre il Sara, che trasferisce il messaggio alle energie che stiamo invocando. In cambio, le energie ci portano quello che si desidera – salute, pace, tranquillità, buona fortuna, successo, amore……

 

Ogni volta che a casa svolgeremo il rituale Sara inviteremo delle persone a unirsi a noi. Nel momento della comunicazione dell’invito, tutti i nostri amici spirituali e le energie spirituali che sono parte del nostro universo, diventeranno più attente e pronte ad accogliere la nostra offerta. Questa offerta è possibile solo attraverso la soddisfazione percepita dagli umani, quindi è necessario svolgerla in gruppo. Il Sara non è invitare un amico a bere un caffè. Deve essere qualcosa che coinvolge un gruppo più ampio di persone, perché è proprio l’energia collettiva delle persone soddisfatte dal buon cibo che agirà sul nostro problema e che ci permetterà di accedere a queste energie. E le energie agiranno nel nostro interesse. Chiunque svolge il rituale Sara ha qualche interesse dentro se stesso, collegato ai propri obiettivi della vita. Possono essere degli obiettivi a breve termine, per esempio un ammalato che invita delle persone al rituale Sara per attirare nelle propria vita quelle energie che possano accelerare la sua guarigione. Oppure il Sara può essere svolto a scopo preventivo, affinché le energie ci mantengano in buona salute. Ma ci sono anche dei rituali Sara svolti continuamente, per esempio, le persone con l’energia Abiku (persone che spesso non sono comprese dalla società, che sono autodistruttive, ma allo stesso tempo geniali, che tendono ad avere incidenti e malattie, ma che hanno un’incredibile capacità di sopravvivenza) devono svolgere il rituale Sara di frequente per invitare i propri amici spirituali affinché vengano a circondare la loro energia. E questo avviene proprio attraverso il rituale Sara. Ciò va ripetuto spesso. Ed ogni volta che questa persona svolge il rituale Sara è come se avesse rivitalizzato la propria forza, la propria energia.

 

Si può decidere di svolgere regolarmente il rituale Sara, come se fosse una specie di patto personale con le energie, ad esempio, allo scopo di avere nella vita un progresso costante. Per rivitalizzare la nostra buona fortuna attraverso il Sara, per esempio, si potrebbe dedicare l’1% del nostro stipendio mensile.

 

Per svolgere il rituale Sara si compra un cibo buono e di qualità, lo si prepara e cuoce con cuore e con amore, in quanto gli ospiti devono essere serviti con rispetto, se si vuole ottenere buoni risultati. Una specie di Sara potrebbe essere anche comprare caramelle per poi distribuirle ai bambini al parco giochi. Prima di servire i nostri ospiti, si offre un piatto con il cibo preparato  e delle bevande a EGBE – l’energia dei fratelli e sorelle spirituali. Possiamo sistemarlo in un angolo della casa, oppure portarlo fuori in giardino. Il Sara è dunque un rituale spirituale e pertanto può essere svolto da chiunque creda nell’esistenza delle energie invisibili. Agli ospiti non è necessario rivelare lo scopo del banchetto, tuttavia è meglio se lo sanno. Nella nostra filosofia, gli invitati ringraziano per il Sara purificando simbolicamente il corpo dell’ospite con un semplice gesto, come se lo accarezzassero sulla schiena.

 

Molte persone svolgono il Sara a livello subconscio e anche nella tradizione popolare gli avvenimenti e le celebrazioni importanti si festeggiano con un banchetto, condividendo così con gli altri la nostra gioia attraverso il cibo.

Il Sara va svolto con un animo allegro, dedicandolo a degli obiettivi ben prefissati.

 

 

Nella divinazione il fattore più importante è la persona che la esegue. Nella nostra vita quotidiana, di norma, sono i nostri amici o colleghi, i nostri vicini o i curiosi, o gli insegnanti scolastici a darci l’orientamento…. Ma questo invece dovrebbe arrivare da persone che sono realmente in grado di indicarci la via della vita, rimanendo imparziali.

Se è veramente possibile ricevere un orientamento o un’indicazione basati sull’esperienza e sulla conoscenza, tanto meglio.
A questo scopo ci sono i sacerdoti chiamati Babalawo o Babalorisha e le sacerdotesse chiamate Iyanifa o Iyalorisha. Sono delle guide (divinatori) che forniscono delle indicazioni con l’aiuto degli strumenti della divinazione e possono darci le risposte alle nostre domande. Nella nostra filosofia, queste guide hanno la capacità di saper ascoltare e capire i problemi umani, nonché di saper fornire alle persone un’interpretazione dei loro problemi. I divinatori ricevono le informazioni direttamente dalle divinità e sono abilitati a essere degli intermediari tra gli uomini e queste divinità. Le loro parole di orientamento dunque non si basano sulla loro fantasia e non sono un aggiustamento ai loro interessi personali. Le loro parole derivano dall’informazione concreta ricevuta dalle divinità attraverso la divinazione che nel nostro caso si tratta della divinazione IFA (con i semi IKIN o con l’OPELE) o della divinazione ORISHA (con le 16 conchiglie) o della divinazione con le noci sacre OBI, utilizzate anche come offerta alle ORISHA.

E’ molto importante che il divinatore sia una persona dotata di stabilità emotiva, di autocontrollo, che sia emotivamente e mentalmente sana, che abbia sviluppato il senso di responsabilità, che abbia una dignità spirituale, che non sia irascibile e che non giudichi gli altri.

Al giorno d’oggi è difficile poter parlare di una divinazione autentica, sebbene tale concetto sia presente in tutte le culture e civiltà antiche. E’ molto diffusa infatti la cosiddetta divinazione folcloristica e la maggior parte delle persone non conosce la differenza tra i due concetti.

Nel caso della divinazione autentica la missione del divinatore è il destino umano e migliorare la vita del cliente è un patto spirituale. Siamo convinti che l’obiettivo della divinazione sia facilitare la vita dell’uomo e di rendere il suo orientamento più preciso.

Se avete l’occasione di consultare una persona capace di essere un divinatore (orientatore) spirituale e un protettore della vita umana, questa potrà spiegarvi quali sono le azioni più intelligenti da intraprendere ed in sintonia con la vostra missione e quali invece non lo sono. In tal modo si può evitare molti passi errati e si potrà impedire che, a causa della vostra ignoranza, i fatti e il successo entrino nella vostra vita in ritardo.

Poter sapere tutto in anticipo renderebbe la nostra vita del tutto differente. E siccome non ci è dato di sapere tutto sulla nostra vita, abbiamo bisogno di qualcuno che guidi il nostro pensiero nella direzione giusta.

Il successo della divinazione dipende dalla capacità del divinatore a indicare al cliente il modo adeguato di pensare e di comprendere quali sono i passi giusti da compiere per ridurre al minimo il numero degli errori. Questa è anche la ragione principale che ci spinge a sottoporsi ad una divinazione.

 

L’ASPETTO PRATICO DELLA DIVINAZIONE NELLA FILOSOFIA YORUBA- ORISHA

Le divinità conoscono il nostro “pre-destino”, mentre per noi il nostro destino, il nostro tempo, la nostra vita e l esistenza, la nostra attività e il nostro orientamento sono quasi sconosciuti.

Quando il divinatore usa gli strumenti della divinazione assieme al sapere delle divinità, ottiene delle informazioni esatte sulla fonte di un nostro problema e sulla sua potenziale soluzione.

Ma il successo delle soluzioni dipende solo in una certa misura dai rituali prescritti dalla divinazione, in quanto il grosso del successo dipende dall’autodisciplina del cliente e dalla sua disposizione di assumersi la responsabilità delle proprie azioni.

Esempio: è impossibile aspettarsi che sarà un rituale a portare il benessere nella nostra vita, mentre noi stiamo comodamente seduti in poltrona in attesa che questo rituale faccia effetto. Non è così che funziona. AJE (leggi AGE’ – che è la divinità delle opportunità, dell’abbondanza, del progresso, del denaro) è potente, ma non può versare lei i soldi direttamente sul nostro conto bancario. Ma con il rituale possiamo ottenere che una persona riesca ad attirare una determinata energia, che la buona fortuna la accompagni e che sia capace di cogliere al volo le occasioni quando queste si presentano e di esser in grado di accettare le sfide della vita. Ma il successo finale dipende dalle azioni di questa persona. Le divinità ci aiutano sempre attraverso le persone, pertanto AJE invierà nella vita della persona qualcuno che gli offrirà un lavoro, un contratto ecc. La persona dunque non deve aspettarsi un miracolo dal cielo, poiché il miracolo agirà sulla Terra tramite una persona, ma bisogna anche permettere che ciò accada. Il denaro è sempre solo la conseguenza di un’azione. Con il rituale si può influire sulle circostanze, rendendole più propizie ad una persona, facendo sì che il denaro affluisca e rimanga nella sua vita. Molte persone non hanno problemi a “guadagnare”, bensì a “mantenere” questi guadagni.

Lo stesso vale per tutti gli altri problemi più frequenti, per i quali la gente solitamente cerca un consiglio: salute, amore, successo…..

Un divinatore autentico è anche un educatore e dipenderà dalla sua esperienza, dalla sua base spirituale e dalla sua saggezza quanto bene la persona comprenderà i messaggi delle divinità. Spesso e volentieri le persone sono sorde ai messaggi che li vengono trasmessi come consigli per modificare il proprio comportamento o atteggiamento…tutti vorrebbero trovare la soluzione già pronta, servita su un vassoio d’argento.

Ma bisogna rendersi conto che, nella vita le vittorie più dolci sono quelle ottenute con un certo impegno.

 

QUANDO RICORRERE ALLA DIVINAZIONE?

Quando non si trovano dentro se stessi le risposte alle proprie domande oppure quando non si vuole accettare le risposte o quando ancora ci si trova ad una svolta importante dell’esistenza (trasloco, nuovo lavoro, malattia….), o quando ci si trova di fronte a dei problemi.

  • La divinazione è sempre la benvenuta quando bisogna osservare il problema da un altro punto di vista perché a volte non si riesce ad inquadrarlo bene, proprio perché fa parte di noi stessi.
  • Viene consigliata quando non si riesce a trovare il giusto orientamento e la motivazione nella vita, quando ci si trova in situazioni di stallo e non si sa come procedere.
  • La divinazione non è una consolazione, anche se offre un conforto, la divinazione non vuol dire indovinare il futuro, anche se lo preannuncia, e non fornisce scuse, bensì risposte.
 

Filosofia delle Orishà

La pace nella mente e in casa, accettare la responsabilità della propria vita, la pazienza, la tolleranza, la gentilezza, l’ordine, l’organizzazione, la disciplina, il benessere, la creatività, rispettare gli anziani e onorare gli antenati sono alcuni tra i valori che portano alla felicità e soddisfazione. Non c’è particolare differenza tra la massa muscolare e la quantità di fortuna nella vita, per ottenere entrambi bisogna allenarsi – ogni singolo giorno.

Il nostro vantaggio sta nel fatto di avere degli aiutanti, che ci circondano dappertutto. Sono nell’acqua che beviamo, nell’aria che respiriamo, nella terra sulla quale camminiamo, nel cielo che guardiamo…..

Le chiamiamo Orishà – divinità, energie, che si manifestano in natura e fanno parte della natura umana.

Il sapere sulle Orishà si è conservato nei millenni attraverso la tradizione orale nel gruppo etnico africano Yoruba ed è lì che noi Sloveni lo stiamo apprendendo.

Le Orishà sono la natura. Sono il simbolo della religiosità, della filosofia, del concetto della vita, dello stile di vita, sono la forza, sono l’energia, sono tutti i significati della vita, la vita in tutti i sensi. Le Orishà sono la vita.

E’ assolutamente necessario comprendere il confine tra la religiosità e la filosofia.

Perché per noi l’aspetto religioso non è il più importante, quello che conta è la filosofia, in quanto si tratta di una filosofia da utilizzare per comprendere le Orishà. Nella maggior parte delle religioni la responsabilità del destino umano è delegata alla divinità e ai suoi sacerdoti, i credenti sono solo degli osservatori passivi. Ma non è così nel caso delle Orishà. I sacerdoti sono importanti, ma i credenti lo sono in egual modo. Quello che vale per gli uni, vale anche per gli altri. Il sacerdote ci darà delle indicazioni su cosa fare e dopo saremo noi a farlo: da soli. Se un sacerdote dice che pregherà per noi, lo farà, ma la responsabilità della nostra vita resta sempre nelle nostre mani. Quello che si vuole evidenziare è che la filosofia delle Orishà è quello che ci dà le indicazioni per vivere. Di conseguenza siamo noi responsabili di tutto. Quando si parla delle Orishà, bisogna tenere in mente che: tutto dipende dalla nostra responsabilità. Nella vita possediamo solo quello che abbiamo veramente voluto, che ci siamo imposti. Chiunque voglia seguire questa filosofia, deve capire, che la nostra vita ha un valore eccezionale e che il nostro ruolo in essa è molto importante. Nessuno deve decidere per noi o al nostro posto. Dobbiamo essere pronti per la vita e essere capaci di decidere.

 

La filosofia delle Orishà è molto dinamica. Noi tutti siamo contemporaneamente spettatori e attori della nostra vita.

Quelli che sono iniziati hanno i propri altari a casa. Possono decidere da soli quando onorare le Orishà, non vengono controllati da nessuno, ma tutti gli altri sono i benvenuti e possono venire a cercare consigli, se necessitano di qualcosa. E’ molto importante che la gente conservi la propria purezza. In questo caso purezza significa tranquillità mentale, soddisfazione di se stessi, ed equilibrio interno. Se non siamo forti, non possiamo essere felici, non siamo puri se non riconosciamo i percorsi e la diversità delle nostre difficoltà. Avere la libertà, l’allegria, la felicità è un nostro diritto, la pace è un diritto….

E’ chiaro che abbiamo delle difficoltà nella vita, ma dobbiamo avere l’intuizione e la saggezza necessari per interpretarle e di risolverle. Abbiamo saggezza a sufficienza per trovare le soluzioni alle nostre difficoltà.

Se fuori nevica, ci mettiamo il cappotto. Prendiamo delle precauzioni e non diciamo “visto che c’è il freddo devo sentire freddo..”

Lo stesso concetto vale per le altre difficoltà. Come credenti nelle Orishà, dobbiamo comprendere il concetto dell’Orì, simbolicamente rappresentato dalla nostra testa, ossia il luogo, dove formiamo il nostro destino. Possono accaderci molte cose che fanno parte del nostro predestino, ma soffrire giorno dopo giorno non è più questione di destino. Anche se la sofferenza stessa fosse parte del nostro destino, non dovremo arrenderci, ma cercare invece un soluzione.

E di nuovo ci troviamo a parlare della responsabilità. Siamo responsabili di tutto quello che ci succede nella vita. Tutti noi abbiamo un Orì, crediamo nel pre-destino, nella vita, ma crediamo anche che nulla è statico. Ognuno deve scoprire la propria vita, il proprio percorso, il proprio stile….E se troviamo delle difficoltà nel fare questo, possiamo rivolgerci ad un sacerdote che ci darà delle indicazioni, un orientamento. Ci mostrerà la strada, la verità della vita, ci darà sostegno per essere più centrati nella propria vita. L’orientatore spirituale è molto importante. Attraverso i suoi mezzi è in grado di dirci che cosa è importante per noi. Quello che conta in questa filosofia è il fatto che tutto si può manipolare, che tutto può essere modificato al 100%. Nulla è statico, la mente umana è l’energia che cresce più rapidamente nell’intero universo. La nostra mente può avere una buona idea, ma allo stesso tempo anche qualche cattiva….

La nostra mente è quella che può creare il paradiso o l’inferno nella nostra vita.
Con l’aiuto dell’orientamento avuto dal sacerdote, possiamo raggiungere la soluzione delle difficoltà. Il sacerdote saprà dirci che cosa fare per sistemare i problemi e per neutralizzare quello che non ci fa bene, come inserire più energia in quello che ci fa bene ….
Quello che abbiamo nella vita è l’immagine di quello che siamo.

Se qualcuno ci disturba per un giorno e ci crea disagio, è sicuramente colpa sua. È sempre colpa sua se ci disturba per due giorni, creandoci ancora del disagio. Ma se ci disturba anche il terzo giorno, allora la colpa è nostra in quanto permettiamo che ci disturbi per un periodo così lungo.

Le Orishà si manifestano nella nostra vita aiutandoci a raggiungere i nostri obiettivi. Possiamo considerare le Orishà come l’energia con la quale diminuire se non addirittura azzerare le nostre difficoltà.

Le Orishà ci offrono le risposta alle domande eterne – chi sono, qual è la mia missione, come posso essere utile, dove mi trovo in questo momento e come realizzare i miei sogni. Sono domande alle quali bisogna dare risposta, se no la nostra vita è senza speranza. Sfortunatamente a scuola non si impara a trovare queste risposte e molti genitori non sono in grado di educare i figli a trovare queste risposte.

A volte succede di avere queste risposte dentro di sé. Ma una cosa è avere, un’altra invece è utilizzare quello che abbiamo. In teoria tutti conosciamo l’origine delle nostre difficoltà e conosciamo anche la loro soluzione, ma abbiamo la capacità e la disciplina per mettere questo in pratica? E’ questo il punto dove le Orishà entrano nella nostra vita e ci danno l’occasione di vivere una vita migliore e più felice.

Il vantaggio di questa filosofia è di poter accedere all’origine delle difficoltà tramite la divinazione, di poter scoprire le soluzioni attraverso rituali specifici e con la modifica del proprio atteggiamento e comportamento.

 

Non dobbiamo aspettarci dei miracoli dai rituali, se non siamo disposti a modificare il nostro comportamento.

Possiamo pregare Oshun (divinità dell’amore, fertilità) di portarci l’amore in tutti i modi, ma se siamo possessivi, arroganti e dominatori, nessuno resterà con noi.

Se vogliamo avere una casa tranquilla dobbiamo essere tolleranti verso tutti quelli che abitano con noi, lo stesso vale per il posto di lavoro. Dalle Orishà possiamo ottenere tutte le qualità che ci permettono una vita migliore – ma ci vuole un comportamento attivo e l’autodisciplina, non bastano i rituali o le iniziazioni.

Con l’aiuto delle Orishà si ottiene l’energia, la saggezza e il sapere per condurre la propria vita con successo. Gestire bene la vita è di importanza fondamentale, e solo così si potranno tramandare queste buone abitudini ai propri figli. Come potremmo educare i nostri figli a diventare persone stabili e felici, se noi stessi siamo instabili e infelici?

Possiamo dare solo quello che abbiamo e onorare le Orishà significa attirare le buone qualità nella vita in modo consapevole. Di conseguenza la nostra vita sarà più dolce. Le Orishà non vengono invocate per essere dei nostri servi.

Le Orishà sono la saggezza che benedice la nostra saggezza, che ci fa diventare saggi. Se abbiamo la saggezza della vita, le possibilità di felicità sono maggiori.

 

ORI' – l'altare interno, lo spazio dove si crea il nostro destino, è il principio che decide la vita dell'uomo

L'Orì è la base della nostra personalità, decide della nostra fortuna o sfortuna; pertanto, il nostro Orì (spazio nella nostra testa) è qualcosa di estrema importanza e che nella vita va venerato in un modo divino. L'Orì è simbolicamente rappresentato dalla nostra testa, che è anche il riferimento della nostra personalità fisica. Nel mondo fisico è l'Ori colui che è responsabile di tutte le personalità che esprimiamo all'esterno. E' responsabile del nostro carattere sia quello buono che quello cattivo. E' responsabile della nostra impazienza, autostima, responsabilità o mancanza di questa. Il nostro Orì è il principale riferimento per la nostra identità spirituale e sociale, pertanto è molto importante prendersi cura di lui.

Crediamo nel destino?

Il destino (o il predestino) ha due livelli. Il primo è quello che ci è stato destinato. Il secondo invece è quello che realizziamo nella vita. Il nostro impegno, la nostra attività, tutto quello che facciamo nella vita è quello che rende il nostro destino qualcosa di concreto, quello che lo realizza. Se desideriamo che il nostro destino sia attivo e che ci accadda quello che è previsto, dobbiamo essere attivi. Spesso purtroppo succede di incontrare delle persone di 40 o 50 anni che non hanno una direzione giusta nella propria vita. Ci sono anche persone che hanno avuto molte occasioni nella vita, e che non ne hanno sfruttata nemmeno una. Alcune persone vorrebbero essere felici nella vita, vorebbero godere la propria vita, ma non ci riescono. Il nostro Orì va venerato e curato proprio per avere nella vita un equilibrio spirituale. Per scoprire le giuste direzioni, le giuste strade per noi.

L'Orì viene trattato come una divinità.

L'Orì è come un dio individuale. Ognuno di noi ha il suo proprio Orì che sia forte oppure no. L'Orì si avvicina a noi in due modi: si può scegliere da soli il proprio destino, oppure qualcosa può esserci destinato. L'Orì e il destino umano sono strettamente collegati al tempo. Il destino è una realtà. Quello che c'è nel nostro destino è quello che dovremmo vivere o quello che vivremo nella propria vita. Non c'è nessuna necessità di essere disperati o impazienti nella vita, ma è molto importante curare, venerare e parlare con il nostro Orì, per essere al momento giusto nel posto giusto ossia laddove il nostro destino potrà svilupparsi nel modo più positivo. Questo è il modo di come avere il controllo della propria vita, di non essere troppo impulsivi, di poter controllare la propria impazienza. Se avremo maggior controllo delle nostre manifestazioni, avremo anche maggior controllo su quello che ci succede nella vita. Per quelli che rispettano, che curano, che stimano il proprio Orì, non esiste la mancanza di equilibrio, si tratta di persone in armonia. La cura del nostro Orì significa contemporaneamente anche una cura costante della propra energia spirituale e maggior armonia nella vita. Questi sono alcuni aspetti del nostro Orì e valgono per ogni singola persona. Questi aspetti sono quelli che non dipendono da noi. Quello che dipende da noi, se vogliamo collaborare in modo attivo nella formazione del nostro destino, è la necesità di modificare alcune cose nella vita: il modo di pensare, il modo in cui interpretiamo la vita.

Avere un buon destino dipende di fatto da noi stessi. Anche il fatto di soffrire il meno possibile nella propria vita dipende prima di tutto da noi stessi. Gli esseri umani non siamo resistenti alla sofferenza. Abbiamo il nostro buon senso con il quale possiamo reagire alla sofferenza che ci capita - sofferenza che abbiamo causato nella vita e che cerchiamo di regolare proprio con l'aiuto del nostro buon senso.

Tutti siamo nati per essere capaci di attuare dei cambiamenti che aiutano a diminuire la nostra sofferenza. Proprio per far funzionare tutto così bene, dobbiamo essere in contatto con la nostra mente interna. Conosciamo molte persone alle quali va tutto storto. Sono senza progetti e non hanno scopi precisi. A loro le cose accaddono. Come se avessero la propria vita collegata ad un pilota automatico. Nulla è condizionato dal loro operare. Sono persone che non riflettono e che non percepiscono la propria vita. Sono coloro dei quali la vita viene indirizzata solamente dalle conseguenze. Quelli che invece vogliamo dominare gli eventi e le strade della nostra vita, siamo qui per conoscere il nostro Orì e per lavorare con lui quotidianamente. L'Orì è colui che ci aiuta a diventare il direttore del nostro destino. L'Orì ci da quella saggezza e intelligenza necessari per risolvere le cose e per reagire agli eventi della nostra vita in modo adeguato.

 

LA VENERAZIONE DELL’ORI’

Il mio Orì è come il mio amante. E’ la mia divinità. Al mattino lo abbraccio, lo accarezzo pregandolo di avere delle cose buone nella vita. Glielo chiedo ad alta voce, con amorevole decisione e lo ripeto costantemente. Col tempo scopriremo quanto possiamo essere responsabili nella propria vita. Questo è il primo e il più semplice modo di venerazione del nostro Orì. L’altro, più difficile, è invece quello di domandarsi di come possiamo essere più tolleranti, più pazienti, come ottenere la tranquillità interiore, come sentirsi realizzati nella vita. Nel mondo spirituale ci si impegna ad insegnare alla gente di come concentrarsi sulla propria vita. Stiamo insegnando alle persone come portare più valori nella propria vita. Questo secondo modo – quello più difficile – di venerazione dell’Orì richiede di conoscere la propria direzione nella vita, il proprio orientamento, i propri desideri; di avere sotto controllo la propria impulsività in quanto siamo per se stessi la meta più importante della vita, il bersaglio più importante. Se ci concentreremo su se stessi allora avremo una vita più tranquilla, ma non solo noi, di conseguenza anche i nostri vicini. Questo è il modo più interessante di venerazione del nostro dio personale, è una sfida per ogni singola persona quella di capire quanto siamo disposti a cambiare per il nostro bene. Dobbiamo prenderci cura sia della nostra fortuna, come anche delle nostre frustrazioni.

Un ulteriore modo di venerazione dell’Orì è sottoporsi ad un rituale chiamato BORI’. Si tratta di una cosa più complessa. Comprende certe procedure che devono essere eseguite da persone abilitate. E’ un rituale con il quale viene nutrito il nostro dio personale e viene venerato perché possa essere gentile con noi. Perché possa essere il nostro Orì, il nostro dio personale, presente e attento nella nostra vita e per essere sempre a nostra disposizione. L’Orì è talmente importante ed è qualcosa che ognuno di noi possiede, tanto che nella filosofia delle Orisha l’Orì è la prima divinità, la prima energia, che deve essere venerata. Il nostro Orì individuale è quello che crea le condizioni affinché le altre divinità possano esistere nella nostra vita indifferentemente dalla religione alla quale si appartiene. Io possiedo il mio Orì e l’Orì è la mia divinità personale. Tutti gli altri dei, di qualsiasi religione, tutti dipendono dal modo in cui il mio Orì accoglie le loro comunicazioni. Ogni singola persona è la base degli dei.

A volte abbiamo la sensazione di esserci fermati nella vita, di non saper come procedere. Ci sentiamo depressi oppure siamo così stressati di non sapere dove andare. Se in momenti come questi siamo in grado di venerare il proprio Orì, se sappiamo come fare, allora possiamo tirarci fuori da queste situazioni.

Una piccola critica per le donne: per es. si va dal parrucchiere e dopo si sta così attenti alla pettinatura che non ci si bagna i cappelli per una settimana intera. Per il nostro Orì questo equivale a un corpo che non riceve acqua per una settimana. Dobbiamo prenderci cura del nostri Orì esterno (la nostra capigliatura) perché è così che entriamo in contatto con ciò che si trova al suo interno. Per coloro che ancora non conoscono la filosofia Yoruba delle Orisha è importante sottolineare che sottoporsi al rituale Borì allo scopo di rinfrescare il proprio Orì non è una promessa religiosa, ma è solamente un’esperienza spirituale. Veneriamo il nostro Orì per ottenere un equilibrio spirituale – secondo la nostra scelta. L’Orì è la nostra benedizione spirituale che ci aiuta a scoprire i nostri obiettivi nella vita.

Un buon Orì è quello che ci assiste, quello che nel momento in cui dobbiamo fare delle scelte ci fa fare la scelta giusta. Un buon Orì ci rende la vita più interessante, ci protegge da una vita senza successo. Tutti abbiamo un Orì e non crediamo in un destino povero e miserabile. Però crediamo nella mancanza della capacità di migliorare la vita. E’ questione di allenamento. In pratica, bisogna effettivamente allenare la propria percezione, i propri pensieri, la propria comprensione, la propria visione della vita. Dobbiamo allenarci a comprendere le cose buone e a indirizzare la nostra attività in modo di ottenere le cose buone nella vita. Dobbiamo renderci felici in modo attivo.